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Ludin Servizi Immobiliari da vent’anni opera a Roma e Provincia nel settore delle costruzioni e nella vendita diretta di ville e appartamenti con finiture di pregio.

Ci occupiamo inoltre di locazioni sia commerciali che abitative, proponendo quest’ultime sia in soluzioni arredate che non.

Nella nostra metodologia operativa, un aspetto molto apprezzato, è quello di tenere costantemente aggiornati ed informati i nostri clienti che sono alla ricerca di soluzioni che rispondano alle esigenze più diverse e personali.

 

PIANETA CASA | Ecco cosa bisogna sapere


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MUTUI, LE ISTRUZIONI PER SOSPENDERE LE RATE - Ecco come si fa

Il Fondo di solidarietà per la sospensione delle rate dei mutui torna operativo dopo un paio di anni di sosta forzata, garantendo quindi una boccata d’ossigeno a tutti coloro che sono in difficoltà con i pagamenti a causa della perdita del lavoro o di altri eventi negativi.

La misura, nota anche come Fondo Gasparrini dal nome dell’onorevole che l’ha proposta e sostenuta negli ultimi anni, era già stata richiesta e ottenuta da circa 6mila famiglie nel periodo compreso fra fine 2010 e metà 2011, ma aveva dovuto chiudere i battenti prima per l’esaurimento della dotazione iniziale di 20 milioni, poi per la necessità di ricalibrare i criteri di accesso. Quest’ultima operazione, attuata attraverso la Riforma Fornero dello scorso anno, aveva in realtà richiesto tempi piuttosto lunghi a causa delle difficoltà incontrate nell’iter di approvazione dei nuovi regolamenti: ritardi che hanno creato, fra l’altro, un pericoloso vuoto nelle misure di agevolazione visto che il «Piano famiglie» siglato dall’Abi e dalle associazioni dei consumatori ha definitivamente chiuso i battenti lo scorso 31 marzo.

Ora i tempi di attesa sembrano conclusi e a partire da lunedì le famiglie in difficoltà potranno di nuovo presentarsi presso la propria banca per richiedere lo stop delle rate: una moratoria che varrà però per molti ma non per tutti. L’accesso al Fondo è infatti garantito soltanto a chi negli ultimi 3 anni ha perso il lavoro (a tempo determinato o indeterminato, anche di tipo parasubordinato) oppure in caso di morte o handicap grave da parte del sottoscrittore, sempre a patto che il mutuo erogato per l’abitazione principale sia di importo inferiore a 250mila euro e l’indicatore reddituale del nucleo familiare (Isee) non sia superiore a 30mila euro. Restano quindi fuori le famiglie che hanno sostenuto costi per la ristrutturazione dell’abitazione o spese di assistenza sanitaria (comprese nella prima versione del Fondo) e i cassintegrati (inseriti invece nel «Piano famiglie»). L’agevolazione, come ricorda la circolare inviata nei giorni scorsi dall’Abi a tutte le banche, vale anche per i mutui cartolarizzati e per quelli stipulati per sostituzione di un precedente contratto oggetto di surroga. Potranno effettuare richiesta anche le famiglie che hanno già ottenuto una sospensione (attraverso il «Piano famiglie», per esempio), sempre che la durata complessiva dello stop non superi i 18 mesi. Le procedure per la richiesta e per la trasmissione dei dati a Consap sono state semplificate (in pratica si tratta di un’autocertificazione alla quale vanno aggiunti alcuni documenti fondamentali come l’attestato Isee o la lettera di licenziamento), circostanza che dovrebbe snellire il lavoro del gestore. Le famiglie che hanno necessità faranno però bene a non indugiare: il Fondo opera fino al momento in cui ha disponibilità finanziarie e i 20 milioni attualmente in cassa potrebbero esaurirsi a breve visto che dalle banche si segnalano già forti richieste. Sempre sul fronte dei mutui (questa volta quelli da sottoscrivere), ieri la Banca d’Italia ha notato qualche segnale di miglioramento sul mercato, che resta comunque bloccato. «Si è leggermente attenuato – sottolinea Palazzo Koch accompagnando i dati sull’indagine sul credito nel primo trimestre 2013 pubblicata dalla Bce – l’irrigidimento delle condizioni di offerta dei prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, che continua a risentire delle sfavorevoli prospettive del mercato immobiliare». La restrizione, ha aggiunto la Banca d’Italia, «si arresterebbe nel trimestre in corso».

REGOLE PER IL CONTO TERMICO - Debutta L'Autocertificazione

Conclusa il 25 marzo la consultazione pubblica, il Gestore dei servizi energetici ha pubblicato ieri le regole applicative (definitive) del Conto termico. Si conoscono ora con certezza iter e modalità per accedere al meccanismo d’incentivazione della produzione di energia termica da fonti rinnovabili e degli interventi di piccole dimensioni per l’incremento dell’efficienza energetica. Le modifiche al testo riguardano precisazioni e chiarimenti richiesti da associazioni di categoria e soggetti beneficiari che hanno partecipato alla consultazione. 

Autodichiarazione di conclusione intervento 
Una novità è nell’aggiunta (allegato 4) del Modello di dichiarazione di conclusione dell’intervento (con accesso diretto). Per gli interventi di piccola potenza (sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con potenza termica nominale inferiore o uguale a 35 kW, installazione di collettori solari termici con superficie lorda inferiore o uguale a 50 metri quadrati, sostituzione di scaldacqua elettrici con quelli a pompa di calore), in alternativa all’asseverazione del tecnico abilitato, il soggetto responsabile può infatti auto-dichiarare la data di conclusione dei lavori. Data che serve a individuare poi il termine (60 giorni) entro il quale presentare al Gse la scheda-domanda (per gli interventi conclusi a partire dal 3 gennaio 2013, la scadenza è 60 giorni dalla pubblicazione della news che annuncia sul sito Gse l’attivazione del sito “Portaltermico”).

Diagnosi e certificazioni escluse dalla data di conclusione 
La data di conclusione non deve considerare le prestazioni professionali. Incluse diagnosi e certificazioni energetiche, anche se espressamente previste dal Dm 28/12/2012: e cioè quando l’intervento (eccetto la sostituzione del boiler) è realizzato su interi edifici con impianti di riscaldamento di potenza nominale totale maggiore o uguale a 100 kW. 
Le spese sostenute per diagnosi e certificazione da chi si avvale di un finanziamento tramite terzi o di un contratto di rendimento energetico ovvero di un servizio energia, anche tramite una Esco, sono incentivate al 50%, senza concorrere a determinare l’incentivo complessivo (ma nei limiti del valore massimo erogabile che, per gli edifici residenziali, è di 5mila euro).

Pagamenti e bonifici 
Il pagamento degli interventi deve avvenire con bonifico bancario o postale. La causale dei bonifici – come riportava già il testo provvisorio – deve contenere il riferimento al Dm 28/12/2012 e allo specifico intervento da incentivare, il numero della fattura e relativa data, il codice fiscale del soggetto responsabile e il codice fiscale o il numero di partita Iva del beneficiario del bonifico.
Se però la dimensione del campo di causale del bonifico non consente di inserire tutti i dati, il codice fiscale del soggetto responsabile e il codice fiscale o il numero di partita Iva del beneficiario possono essere omessi (ma devono comparire comunque nelle fatture). 
Anche la liquidazione annua degli incentivi da parte del Gse avviene via bonifico bancario. Gli importi sono al netto del corrispettivo versato dal soggetto responsabile a copertura dei costi tecnico-amministrativi di Gse e Enea. Un corrispettivo pari all’1% del valore del contributo totale riconosciuto, con un massimale pari a 150 euro di imponibile (e soggetto a Iva ordinaria).

NORMATIVA ENERGETICA - Certificazione APE

La certificazione APE è obbligatoria sia per chi affitta sia per chi vende, ma non tutti sanno come redigerla e a chi chiedere di farlo.

In Italia, si sa, nulla è più duraturo del provvisorio e niente è più facoltativo dell’obbligatorio. Non sfugge a quest’ultima considerazione nemmeno la certificazione energetica obbligatoria degli edifici. Un tema di grande attualità ma anche un tasto dolente del mercato immobiliare. Non molti, infatti, sono a conoscenza delle norme che regolamentano la certificazione e soprattutto non tutti sanno a chi rivolgersi per effettuare tutte le fasi della certificazione nel pieno rispetto della legge.

Ma che cos’è la Prestazione energetica (APE) e a che cosa serve? Questo documento serve a indicare l’efficienza o il rendimento energetico degli edifici secondo dei criteri standard determinati dalle direttive europee. L’obiettivo è quello di avere un’idea generale dello stato di salute degli immobili per cercare di renderli sempre, e il più possibile, “environment friendly”.
Fino a qualche tempo fa era prevista una autocertificazione attraverso la quale era possibile dichiarare in autonomia lo stato energetico della propria abitazione. Molto spesso, infatti, era possibile dichiarare, senza l’ausilio di periti, la peggiore prestazione energetica sul mercato ovvero la classe G. A seguito della pubblicazione della norma sulla Gazzetta Ufficiale, nel dicembre scorso, la musica cambia, non è più possibile fare da soli ma bisogna necessariamente affidarsi a degli specialisti.
Qualora un proprietario di una casa decida di mettere in vendita o in affitto la propria abitazione deve rivolgersi al certificatore energetico. E’ necessario un sopralluogo in cui il perito è tenuto a visionare tutti gli impianti presenti in casa, il loro stato di conservazione e il loro funzionamento.
La Certificazione energetica comprende la visione dell’impianto di riscaldamento (comprensivo di libretto), dell’impianto idrosanitario e se ci sono anche degli impianti di produzione di energia rinnovabile come i pannelli solari.
Una volta effettuato il sopralluogo e raccolte tutte le informazioni sugli interventi effettuati nell’edificio, il certificatore energetico sarà in grado di redigere la pratica. Il prezzo indicativo va da 150 a 250 euro.
C’ è però un’incognita. Le autocertificazioni rese valide nell’ultimo anno saranno ritenute idonee? A questo interrogativo stanno lavorando il Ministero dello Sviluppo Economico e le singole regioni che, tra l’altro, utilizzano delle metodologie differenti da zona a zona. 

LEGGI, REDDITOMETRO - Decreto ISEE

E’ in vigore dal primo febbraio il decreto isee del governo monti. Come nel caso del redditometro si tratta di uno strumento a disposizione dell’agenzia delle entrate per combattere l’evasione fiscale, ma secondo uno studio della uil, pubblicato in esclusiva da la stampa, la proprietà di un appartamento potrebbe compromettere il welfare anche per di chi ha redditi bassi

cos’è il riccometro
è una rivisitazione dell’isee e servirà a misurare le condizioni economiche delle famiglie italiane con criteri più accurati, in quanto spesso dietro certificazioni isee molto basse si nascondo grandi evasori. il fine è quello di determinare chi ha effettivamente diritto di fruire di determinate prestazioni sociali agevolate

le prestazioni sociali che dipendono dall’isee
si tratta in primo luogo dell’esenzione dei ticket sanitari, ma anche della riduzione delle bollette telefoniche o delle tariffe del trasporto locale. comprendono gli assegni familiari, l’accesso agli asili comunlai, il sostegno scolastico, gli assegni di maternità, i libri scolastici gratuiti, le borse di studio per l’università. per gli anziani ci sono poi l’assistenza domiciliare o il pagamento delle rette per le case di riposo

conti bancari, immobili e azioni
il riccometro considera non solo il reddito complessivo ma anche le proprietà immobiliari e mobiliari e i depositi bancari. il nuovo isee esaminerà dettagliatamente la situazione economica dei nuclei famigliari che richiedono l’accesso ai servizi pubblici, in modo da poter tutelare con il welfare le famiglie davvero bisognose

al setaccio andranno i beni di lusso, i conti correnti, gli investimenti in azioni i bot e i btp, con una franchigia di 10 mila euro. molto più stringenti anche i controlli sugli immobili, inclusi quelli posseduti all’estero, la rendita verrà rivalutata al 60% come si è fatto per il calcolo dell’imu, la revisione prevede però di poter detrarre il mutuo restante e uno sconto di 1/3 per chi vive nella stessa casa

il riccometro e i proprietari di case
secondo lo studio della uil il possesso di una casa non popolare con rendita catastale di 600 euro farà lievitare il reddito isee di circa 6.000 euro. sebbene ogni comune fissi la soglia locale del minimo di isee previsto per avere accesso alle agevolazioni, in molti casi sarà sufficiente un reddito di circa 14mila euro più il possesso di un immobile con le caratteristiche enunciate per essere esclusi da queste prestazioni. certamente finirà la pacchia dei falsi nullatenenti a reddito zero, ma con beni e immobili di lusso, ma a rimetterci potrebbero essere molti pensionati

il riccometro e l’affitto
chi vive in affitto, invece, avrà maggiori vantaggi, in quanto l’importo della locazione farà scendere il reddito isee. sempre secondo i calcoli della uil, un affitto di 400 euro al mese fa scendere l’isee di circa 3.000 euro

CONSIGLI - 10 Consigli per stipulare il Mutuo in tempi di Crisi

I mutui in Italia costano più che in Europa. Questo perché il costo di accesso al credito delle banche italiane è più alto rispetto alla media degli interessi pagati dagli istituti del Vecchio Continente per rifinanziarsi. Per questo motivo, e perché in tempi di incertezza si tende a essere più guardinghi, si comprano meno case e si stipulano meno mutui.

Ecco alcuni semplici consigli che possono aiutare l’aspirante mutuatario a stipulare un mutuo low cost anche in tempi di crisi.Questo non vuol dire che chi è intenzionato oggi a stipulare un mutuo non possa trovare occasioni o, comunque, non possa seguire delle accortezze che potrebbero aiutarlo a ottenere un forte risparmio. Il mutuo perfetto, in sostanza, quello stipulato risparmiando tutto ciò che si può risparmiare ottimizzando il contratto, è stipulabile anche in questa fase. Ed è senza dubbio da preferire al mutuo pigro, quello sottoscritto senza dotarsi in fase preliminare di un bagaglio di conoscenze adeguato, fidandosi completamente dei consigli di chi sta dall’altra parte e opera in conflitto di interessi.

1) Non limitarsi a chiedere il mutuo presso la banca presso cui si ha il conto corrente. Perché gli istitutidi credito cambiano di trimestre in trimestre la strategia sui mutui. Quindi, se una banca ha un’offerta competitiva in un periodo dell’anno non è detto che la mantenga anche in seguito. E, soprattutto, non è detto che la banca più competitiva sul mercato sia proprio quella presso cui si detiene il conto corrente.

2) Per questa ragione è bene cercare le migliori offerte costantemente sia online (attraverso portali che offrono servizi di intermediazione) che allo sportello. Oppure rivolgendosi a un mediatore creditizio qualificato che operi in totale assenza di conflitto di interessi ed è in grado di presentare un bouquet diofferte realmente variegato e non limitato a 4-5 banche preferenziali. Come spesso accade le possibilità di risparmiare online sono maggiori anche quando si tratta di mutui. Perché è vero che c’è un intermediario in più (il broker online) ma è anche vero che questi consente all’istituto di credito dirisparmiare una serie di costi tali per cui alla fine in molti casi è in grado di proporre un’offerta più bassa, a parità di banca, di quanto avviene allo sportello.

3) Scegliere il tasso in base alla propria propensione al rischio. Quindi chi ha paura di non dormire sonni tranquilli temendo fluttuazioni del tasso variabile dovrebbe valutare l’ipotesi di un fisso, ma solo se questo è competitivo e non troppo distante dal tasso della Bce (che in questo momento è fissato allo 0,75%). Va però tenuto conto che in Italia le banche utilizzano il piano di ammortamento alla francese, che prevede il pagamento della maggior parte degli interessi nei primi anni del piano di ammortamento. Ed è questo il motivo per cui il tasso variabile quasi sempre vince il confronto della convenienza, perlomeno in partenza, con il mutuo a tasso fisso. Molti esperti convergono che l’importante è partire con un tasso aggressivo nei primi anni in modo tale da risparmiare un gruzzolo importante che potrebbe essere eventualmente utilizzato in caso di un eccessivo rialzo dei tassi (peraltro poco probabile in tempi di contrazione economica).

4) Uno dei vantaggi paradossali, lato mutui, che emergono da questa crisi è che i tassi di interessi euroepi e gli Euribor (gli indici agganciati al calcolo dei mutui variabili) sono ai minimi di tutti i tempi e vicino a quota 0. Ne consegue che il variabile oggi in partenza costa circa il 2-2,5%% in meno rispetto al fisso. Un elemento da tenere conto nella scelta del tasso.

5) Considerare il mutuo come una sorta di investimento attivo e, come tale, essere pronti a rivederlo nel corso deltempo attraverso operazioni di rinegoziazione (con la propria banca), surroga (con un altro istituto). Essendo un contratto poliennale non è detto che le condizioni firmate in un determinato momento storico siano anche le migliori in seguito. Per questo motivo bisogna cambiare mentalità. Ed essere pronti nel corso del tempo a rimodulare il contratto per evitare che il mutuo perfetto si trasformi negni anni in un mutuo pigro.

6) Fare molta attenzione ai costi. Non esiste solo lo spread. Ma il contratto di mutuo annovera un’ampia gamma dicosti (dalle spese di perizia a quelle di incasso rata fino ad altri costi meno visibili). Per questo motivo il confronto tra le offerte va effettuato esclusivamente sulla base del Taeg (Tasso annuo effettivo globale) contenuto nel modello Esis (European standardised sheet) che calcolo il preventivo sulla richiesta personale e non su dati generici (come avviene nel foglio informativo).

7) Fare attenzione alle polizze assicurative Cpi (Credit protection insurance) e sulla vita che vengono proposte da molte banche per coprire il pagamento delle rate in caso di perdita del posto di lavoro o morte. In molti casi, e in questa fase di crisi più che mai, questi prodotti rappresentano la prima fonte di guadagno per gli intermediari che offrono un mutuo. Quindi il costo del premio unico (solitamente accorpato al finanziamento e quindi aggiunto alla rata) può essere più elevato rispetto alle stesse polizze sottoscritte all’esterno da compagnie assicurative. Quindi anche in questo caso sarebbe bene effettuare un confronto con quanto propone il mercato, se proprio si decide distipulare una di queste polizze che restano facoltative.

8) Fare attenzione alla data di stipula. È quello il momento in cui la banca effettivamente presta i soldi. E da quel giorno comincia il pagamento degli interessi per il mutuatario. Se possibile, è opportuno fare in modo che la data distipula sia il più vicina possibile a quella dell’avvio del piano di ammortamento (e quindi del pagamento della prima rata). Perché nel periodo che va dalla stipula al pagamento della prima rata si pagano (tecnicamente a vuoto) interessi di pre-ammortamento.

9) Fare attenzione al valore dell’ipoteca. Molti istituti iscrivono un’ipoteca pari al 200% del valore dell’immobile, altri al 150%. La differenza non è di poco conto dato che la parcella notarile viene calcolato non sul prestito ma sul valore ipotecato.

10) Contrattare le condizioni con l’intermediario che offre il mutuo. I contratti non sono rigidissimi e consentono, spesso, margini di contrattazione sia sullo spread che sulle spese accessorie.

LAVORI IN CASA - Detrazioni Fiscali

Ultima chiamata per le detrazioni fiscali sui lavori in casa e gli interventi di risparmio energetico. Solo le spese sostenute entro il prossimo 30 giugno potranno beneficiare dei bonus fiscali del 50% e del 55%, perché dal 1° luglio 2013 si tornerà alla formula classica – e meno vantaggiosa – del 36%. Senza dimenticare il capitolo dei permessi edilizi e dei piani casa – molti dei quali prorogati di recente dalle Regioni – che, per altro verso, consentono di beneficiare di semplificazioni procedurali e incrementi volumetrici. Un focus particolare, infine, è dedicato al nuovo “conto termico” che consente a privati e pubbliche amministrazioni di installare pannelli solari, coibentazioni e impianti di riscaldamento recuperando una parte della spesa in due, cinque o dieci anni.